Acqua e luce “Open source”: è possibile!

Cercare di trovare i giusti mezzi e le modalità per trasportare beni e servizi low cost ai paesi più poveri, col passare del tempo è diventata un argomento centrale tra i paesi del mondo.

Al Maker Faire di Roma, svoltosi qualche settimana fa, per l’appunto, a Fiera di Roma, si è discusso molto due sistemi, ancora senza brevetto, come la Parka Water e la Liter Of Light. Nel corso di questo articolo le analizzeremo entrambe per cercare di capire in cosa consistono e come aiuterebbero i paesi più poveri.

Warka Water

La Warka Water è semplicemente una torre che si occupa di raccogliere l’acqua. Praticamente questa torre è costituita da legno e tela e si occuperebbe di risolvere i problemi delle aree più “rustiche” dei paesi poveri che ancora non hanno a loro disposizione un bene primario, necessario alla sopravvivenza, l’acqua potabile. Arturo Vittori è il fautore di questo grande progetto ed ha affermato che basterebbero anche 1000 dollari per costruire queste strutture per fornire, ogni giorno, intorno ai 100 litri d’acqua potabile.

Il funzionamento consiste nella condensazione dell’acqua presente nello spazio aereo, al di sopra di una rete, in modo tale che poi venga raccolta all’interno di serbatoi.

Già in Etiopia è stato testato un prototipo che sembra riscontrare successo, ma c’è di più, l’obiettivo è quello di aggiungere al progetto dei pannelli solari per fornire anche energia elettrica.

Liter of Light

La Liter of Light è un progetto che nasce per portare luce nei luoghi in cui la corrente elettrica, sembra un miraggio. Il tutto si sta sviluppando grazie a Lorenzo Giorgi. Il progetto consisterebbe nell’utilizzo di bottiglie normali di plastica piene d’acqua e candeggina, per raccogliere ed emettere successivamente luce, per paesi poveri dell’Africa e dell’Asia, per esempio.

Diciamo che al momento non si tratta di un prodotto che verrà messo in commercio, perché l’intento è insegnare le persone a costruire queste bottiglie in modo tale da poterlo fare autonomamente. Per ora, sono state costruite circa 500 mila lampade e sono risultate estremamente d’aiuto per queste popolazioni. Tutto ciò verrà effettuato quindi, con materiali estremamente economici e di scarto.

India e Regno Unito finalmente unite da… l’energia solare!

Tra India e Regno Unito si inizia a rafforzare finalmente l’unione sul fronte del settore fotovoltaico. Infatti, entrambi i paesi quest’anno hanno in mente d’avviare un’ulteriore progetto innovativo che riguarda, anche quest’anno, l’energia solare. Già l’anno scorso, grazie alla Solar Alliance i due paesi hanno avuto modo di instaurare un rapporto molto solido, tutto questo avvenne durante la COP 21 di Parigi, la conferenza sul clima che si tenne proprio a Parigi, in Francia, nel Dicembre 2015.

Narendra Modi e Theresa May, i due premier dei rispettivi paesi (India e Regno unito per l’appunto), hanno deciso instituire un centro di sviluppo e ricerca sulla clean energy, l’energia pulita.

Il centro, che porterà il nome di “India-UK Clean Energy R&D Center”, è stato stanziato grazie ad un investimento di 11.2 milioni di euro, l’equivalente di 10 milioni di sterline.

Per quanto riguarda l’India, il governo ha deciso di investire 6 milioni in un totale di 5 anni, grazie al contributo dalla Research Councils UK.

Theresa May crede molto nel progetto, ed è fermamente convinta che questi due paesi, insieme, potranno creare ed in seguito sviluppare tanti altri progetti insieme.

C’è da dire però, che il Regno Unito, sta già passando da un mercato d’energia solare primario ad uno secondario, tutto ciò rimanendo all’interno dei confini del proprio paese.

Anche perché, grazie alla fine di tutti gli incentivi del regime di ROC, c’è stato un rialzo notevole delle installazioni su durante la fine del 2015, pensate che ha superato i 4 GW.

Per cui, da lì la compravendita degli impianti fotovoltaici, ha iniziato a diffondersi sempre di più.

Mentre per quel che riguarda l’India, la crescita che sta riscontrando è degna di nota, settimane fa proprio il ministro indiano ha annunciato un nuovo obiettivo riguardante il settore fotovoltaico che vorrebbe fosse raggiunto. Si tratta di 15 GW entro l’anno 2017, concentrando gli investimenti soprattutto in quella percentuale di popolazione (che corrisponde al 40% circa) che ancora non ha l’opportunità di sfruttare la semplice energia elettrica.

L’ambiente artico ha le ore contate

In questo preciso momento, l’ambiente artico sta affrontando un periodo veramente difficile ed il risultato che 1 tonnellata di CO2 sta scegliendo 3 metri quadrati, ogni giorno che passa.

Al momento ancora non è possibile effettuare una previsione precisa che riguarda quando l’Artico finirà tutto il ghiaccio dal quale è costituito.

La rivista “Science” riporta chiaramente che se non riusciremo a tagliare la CO2 per tempo, l’oceano artico, potrebbe rischiare di sciogliersi da tutti i suoi ghiacci, già entro il 2050. Perché la CO2, per chi non fosse informato è la quantità di carbonio (anidride carbonica) nella nostra atmosfera, potrebbe avere un impatto davvero devastante sul nostro pianeta.

Grazie ai numerosi dati raccolti, gli esperti dell’University College London e quelli del Max Planck Institute, hanno scoperto una stretta relazione tra le emissioni di anidride carbonica (nell’ultimo trentennio) e l’estensione del ghiaccio del mare artico di Settembre. Infatti, come già vi abbiamo anticipato all’inizio, ogni tonnellata di anidride carbonica emessa dal nostro pianeta, riesce a sciogliere tre metri quadri di tutto quel ghiaccio artico, che oramai, è ben poco.

Di conseguenza, potete intuire da voi da qui a poco l’artico non presenterà più ghiaccio marino, considerate che adesso le emissioni corrispondono a circa 35 miliardi di tonnellate annue di CO2, motivo per cui crediamo fortemente che entro il 2050 svanisca del tutto.

Sono molte le misure che gli studiosi e gli scienziati cercheranno di adottare al fine rallentare questo processo di decremento del ghiaccio terrestre. Si punterà tutto sulla riduzione delle emissioni di carbonio, rallentandole infatti, ci sarà una perdita molto più lenta, soprattutto nei mesi estivi. Cercare di contenere la temperatura del nostro pianeta diventa un compito sempre più difficile ma sarebbe bene mantenerla entro il grado e mezzo (1.5° C). Questa l’unica alternativa per evitare delle probabili catastrofi future, un modo dire al ghiaccio del nostro pianeta

“Ti lasceremo andare ma … non così facilmente”.

Oltretutto, con il surriscaldamento globale, gli essere viventi, tra cui l’uomo, sarebbero i primi a rimetterci, per cui, dovremmo cercare di aiutare il nostro pianeta il più possibile.